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Ceto: LA STORIA



Di estrema importanza sia per numero che per interesse le numerosissime incisioni rupestri scoperte e rilevate sul territorio comunale di Ceto piccolo borgo nella media Valle Camonica. Di enorme rilievo storico i "pitòti" (così vengono chiamati in dialetto locale i graffiti preistorici) che hanno una particolare concentrazione nelle aree comprese nelle località "Foppe di Nadro", Zurla o il "Dòs Cuì", comprese nella Riserva Regionale di Ceto - Cimbergo - Paspardo. IL nucleo abitato forse più antico del comune dovrebbe esser quello, bellissimo, di Nadro poiché, in epoca carolingia, i monaci del monastero francese di Tour, che aveva ricevuto in Valle Camonica, numerose investiture e benefici dallo stesso Carlo Magno e dai suoi successori, fecero erigere proprio a Nadro un primitiva cappella dedicata ai Santi protettori Gervasio e Protasio del ciclo di Tour. Per Ceto fu invece il ricco e potente Monastero di San Faustino di Brescia, a far costruire una Cappella, dopo che lo stesso convento aveva ricevuto in dono vaste proprietà anche a Fina di Ceto (attuale Figna dal nome del torrente omonimo) dal Vescovo Ramperto (821 - 844) e dai suoi successori, che avevano assunto anche il titolo di Duca di Valle Camonica. Dopo l'anno mille, passata l'intera Valle Camonica sotto la diretta proprietà della Curia di Brescia, il vescovo della lontana città infeudò, in vasti possedimenti e con numerosi benefici, nel secoli XI e XII, l'antica e nobile famiglia bresciana dei Martinengo, che posero a Nadro le loro dimore. Nelle memorie del Monastero di San Pietro in Monte, nel 1175 ricorrono tra gli altri due nomi di nobili camuni legati a quel Monastero da alcuni vincoli feudali: Girardo e Oddone signori del castello di Fina. Questi Signori, legati strettamente alla Curia bresciana e perciò di parte guelfa, erano diretti discendenti dall'antica famiglia nobiliare dei Sala che era strettamente legata anche con la stirpe degli stessi Martinengo. Più tardi i Sala strinsero vincoli di parentela e di interessi con la famiglia dei Botelli che aveva ottenuto l'investitura feudale e che, originaria della contea di Cemmo, nel 1255 aveva acquistato vasti possedimenti e beni dagli eredi di Albertino Mettifuoco da Breno, ultimo diretto discendente di una delle più antiche famiglia camune e prima stirpe locale ad essere infeudata in vaste proprietà nella media Valle Camonica. Ai Botelli attorno al 1450 vennero a sostituirsi, come feudatari di Nadro, i Gaioni che erano originari di Esine e che furono investiti nella raccolta e riscossione delle decime vescovili con Armandino Gaioni che era parroco di Capriolo. I fratelli del potente e ricco parroco si trasferirono a Nadro, e presero possesso dei bei caseggiati nobiliari e della torre che erano stati per secoli di proprietà diretta del Vescovo di Brescia e dei feudatari da lui nominati. La fine della stirpe di Nadro della ricca famiglia dei Gaioni è legato alla tragica morte dell'ultimo erede, Giovanni Bettino, morto decapitato in seguito ad un forte colpo di mannaia infertogli da un tale di nome Paolo Pezzoni nato a Nadro di Ceto. Nel 1463 venne nominato il primo parroco a Nadro e nel 1580 vi fu il distacco della Parrocchia di S. Andrea di Ceto dalla Pieve di Cemmo e la concessione del fonte battesimale. Durante il periodo della lunga dominazione della Serenissima Repubblica Veneta poi nel breve periodo Napoleonico, sotto l'Impero Austro Ungarico e infine nel Regno d'Italia sia Nadro che Ceto seguirono le vicissitudini e la storia politico amministrativa dei vicini comuni di Cerveno, Ono San Pietro e Braone. Durante il fascismo, in ottemperanza alla legge che accorpava più piccoli comuni in un solo centro amministrativo più grande dal 1927 al 1947 vennero fusi in un solo comune Ceto e Cerveno che poi riacquistarono la loro autonomia con Decreto Legislativo n° 444 del Capo Provvisorio dello Stato.