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Anche recenti ritrovamenti di reperti antichissimi, con scavi proposti ed eseguiti anche dal pittore ossimese Gian
Carlo Zerla (coadiuvato dalla moglie, da alcuni esperti e da giovani volontari), attestano come sull'altopiano
Borno-Ossmo e in alcuni siti posti su dossi o sporgenze naturali che dominavano vasti spazi aperti, fossero presenti
insediamenti dell'uomo preistorico. Anche nel 1998 lo Zerla ha segnalato alcuni luoghi che furono sicuro rifugio al
primi abitanti della Valle Camonica, quei Camuni, guerrieri e cacciatori appartenenti al ceppo Ligure_Celtico che,
per migliaia di anni, hanno vissuto in questa splendida zona. Sono state rinvenute incisioni rupestri e statue-steli
recanti raffigurazioni antropomorfe. La prima stele di Ossimo fu rinvenuta nel 1955 dal professor Bonafini e fu
oggetto di appassionate discussioni tra gli esperti. Sono in corso annualmente delle campagne di scavi e pulizia
rocce che stanno portando alla luce, oltre a massi istoriati anche delle composizioni monumentali e monoliti
culturali che sono stati studiati dal professor Francesco Fedele e pubblicati, nella loro prima fase, nel libro
"L'altipiano di Ossimo-Borno nella preistoria, ricerche 1988-1990". Sono molti gli esperti che credono che, data la
sua posizione a cavallo dei più importanti "sentieri" preistorici che collegavano la bassa e media Valle Camonica,
che erano anche le maggiori vie di transito per la vicina Val di Scalve, ricchissima di ferro fin dalla preistoria, in
questo grande sito su cui oggi insistono i comuni di Ossimo e Borno, vi siano ancora da scoprire immensi tesori
culturali che farebbero di questo altopiano uno dei centri di maggiore interesse per quel lungo tratto della storia
della civiltà camuna che va dal periodo Atlantico (primi cacciatori che si avventuravano in valle), la dominazione
romana per risalire poi fino al primo medio evo. La dominazione romana fu più presente nel vicino e più
importante borgo di Borno dove sono state ritrovate delle importanti lapidi e una necropoli con importanti
sepolture. Ma anche a Ossimo Superiore sono state ritrovate tre epigrafi romane la più famosa delle quali,
purtoppo andata perduta, è dedicata alla dea Alantedoba, proveniente dalla chiesa dei SS Costa e Damiano. La
prima indicazione in epoca post-romana di Ossimo (definito: Ansemo), è una citazione che fa parte di una
donazione che vescovo di Brescia Ramperto, allora Duca (titolo preso dalla gerarchia longobarda) di Valle
Camonica, fece al monastero di S. Faustino a Brescia nel 843. Da pochi anni la valle intera era stata donata
direttamente da Carlo Magno, dopo la sua vittoriosa campagna contro i Longobardi (vittoria in Valle Camonica
dei Franchi al passo del Mortirolo), al monastero francese di Tour che comunque cedette, negli anni successivi,
alcune delle sue proprietà alle curie bresciana e bergamasca. La piccola comunità cristiana di Ossimo dipese per
secoli dalla più importante pieve di Cividate (da cui dipendevano direttamente ben 37 altre parrocchie che poco
alla volta raggiunsero la loro indipendenza creando numerosi "fonti battesimali"). La potente famiglia dei
Fostinoni, originari di Borno, un cui ramo si stabilì a Ossimo, con la nomina di "Collettore Generale", nel 1400 si
vide attribuire, sempre dalla Curia di Brescia, l'incarico di riscuotere i tributi e le decime vescovili, per i feudi
dipendenti da Brescia, in tutta la Valle Camonica. Ben cinque discendenti della famiglia Fostinoni furono, per più
di un secolo (dal 1457 al 1580), arcipreti di Cividate (la Pieve più antica, ricca e importante della zona). Altra
famiglia antica originaria di Ossimo fu quella dei Bona che, con alcuni matrimoni, finirono per confluire nella
stirpe dei potenti Federici che aveva raggiunto l'apice della potenza nel XIV secolo. Nel 1311 alcuni abitanti di
Ossimo furono chiamati davanti al giudice Stefano Griffi, per vedersi assegnati dei capitoli (capitolati) per la
costruzione e costosa manutenzione del ponte di Cividate che era stato edificato con il contributo di tutte le
comunità e comuni vicini. Agli inizi del 1300 ebbero nella zona delle proprietà e dei diritti feudali anche altre
famiglie locali che stavano entrando nel gioco delle cariche e prebende pubbliche, a Ossimo oltre ai già citati
Federici assunsero un notevole rilevanza anche i Rizzieri. Di questa famiglia resta ancora, nel centro storico di
Ossimo Superiore, una parte del palazzo con strutture del 1400 e un portale del 1600. Il 10 gennaio 1428 i due
borghi di Ossimo Superiore e Inferiore si unirono e si dichiararono Vicinia giurando, con atto registrato presso il
notaio Lazzarini di Borno, fedeltà alla Serenissima Repubblica Veneta, che poco tempo prima aveva conquistato la
Valle Camonica strappandola al ducato di Milano dopo anni di continue e feroci scontri armati e diplomatici.
Dopo altri scontri tra le forze spedite in Valle da Venezia e il nuovo Signore di Milano Francesco Sforza, si giunse
alla pace di Lodi che sanciva definitivamente il passaggio delle valli Bresciane e Bergamasche alla "terraferma"
veneziana. Seguì un periodo di relativa pace e tranquillità (anche se furono molte le carestie, le epidemie e
calamità naturali che colpivano regolarmente le scarse popolazioni locali) e si ebbe modo di produrre proficui
scambi con la città lagunare. Questo fece si che un relativo benessere si espandesse nel ceto medio-alto e questo è
chiaramente documentato dalla costruzione e abbellimento estetico di alcune abitazioni sorte soprattutto ad Ossimo
Superiore. Dalle numerose, dettagliate e precise relazioni delle visite vescovili che venivano effettuate
sull'altopiano, avvenute regolarmente nei secoli XVI e XVII, e che ci sono pervenute in modo completo ed
esauriente, si può dedurre che, a traino del più fiorente e popoloso comune di Borno, anche Ossimo ebbe, sotto
Venezia, come principali fonti di sostentamento economico l'allevamento del bestiame (grosso e minuto), la
lavorazione della lana e l'agricoltura. La povertà e la miserie riemersero come croniche piaghe durante la furiosa
peste (quella ricordata dal Manzoni) del 1630 (che durò per quasi due anni) che ridusse drasticamente di un
quarto la popolazione. Risale a quest'epoca la costruzione della parrocchiale di Ossimo Superiore che venne
edificata abbattendo un precedente edificio del 1300. Dal 1797, durante il periodo napoleonico e dopo la
disgregazione della Serenissima Repubblica Veneta, Ossimo fu, con tutto il suo territorio comunale, aggregato
amministrativamente al più popoloso e vicino comune di Borno. I due borghi di Ossimo (Superiore e Inferiore)
riottennero, dopo l'aggregazione all'Impero Austro-Ungarico la loro indipendenza formando comune a se stante.
Nel 1867 e poi nel 1887 vi furono vaste epidemie di colera e di morbillo che aggiunte alle altre consuete malattie
(mortali per quel tempo) come vaiolo, tisi, scorbuto e pellagra portarono ad un calo notevole degli abitanti del
comune, che raggiunse punte estreme di spopolamento anche per una massiccia emigrazione di giovani (e di intere
famiglie) che si recavano all'estero in cerca di lavoro. Nel censimento del 1881 su un totale di 1046 abitanti che
figuravano nelle liste comunali ben 128 erano registrati come emigranti. Nel 1923 venne tracciata, ripercorrendo
il percorso di una vecchia e stretta mulattiera, la strada che partendo da Malegno collegava agevolmente il
fondovalle e la statale di Valle Camonica con l'altopiano Bornese. Il 29 gennaio 1963 venne formato il nuovo
comune di Piancogno e parte del territorio del comune di Ossimo fu distaccato a questa nuova amministrazione
con la cessione della parte ossimese della frazione di Cogno che sorgeva sul fondo valle. |