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Ora la sede municipale è nel borgo di Cedegolo ma originariamente fu il sito dove sorge ora il paese di Grevo il
primo nucleo abitato della zona vista la sua posizione dominante su quella strettoia tra le pareti scoscese delle
montagne erose dal solco dell'Oglio che divide in due la media dall'alta Valle Camonica. Non è certo, ma, visti
anche altri siti similari, proprio a Grevo avrebbe potuto esserci un insediamento di epoca preistorica, forse un
piccolo castelliere o una zona fortificata adibita anche al controllo strategico dei sentieri e delle mulattiere che
salivano dal fondovalle stretto, angusto e impraticabile. Dopo la conquista romana, a mezza costa fu tracciata la
via Valeriana che percorreva tutta la Valle Camonica e che in gran parte fu costruita seguendo il tracciato di
preesistenti sentieri preistorici e Grevo, presso cui passava la nuova importante strada, divenne anche stazione di
posta e vide rafforzata la funzione di posizione di controllo e transito. Sempre a causa della sua posizione
strategica, arroccata e facilmente difendibile, dopo l'anno mille, i guelfi camuni, capeggiati dai signori del castello
di Cimbergo, si impegnarono a mantenere, per tutto il periodo medievale, un nucleo di armati che esercitavano uno
stretto controllo, forse (non è documentato storicamente) anche un punto di pedaggio . Se Grevo a monte si era
notevolmente sviluppata anche con abitazioni civili, sullo stretto fondovalle, vista l'angustia del sito, non dovevano
esserci molte costruzioni: le poche case, forse semplici strutture rurali furono il primo nucleo di Cedegolo che restò
a lungo frazione di Grevo. Nel 1400, le principali famiglie camune, che avevano possedimenti in zona, erano tutte
originarie della vicina e più popolosa Cimbergo: per primi furono gli Antonioli che vennero poi scalzati dai
ghibellini Federici che, prima da Federico Barbarossa poi dai duchi di Milano, ottennero vasti benefici e
l'infeudamento nell'antica contea di Cemmo che si estendeva anche sulle terre di Grevo e Cedegolo. Con la
conquista della Valle Camonica da parte della Serenissima Repubblica di Venezia e con il conseguente declino
delle potenti casate medioevali, a Grevo si stabilirono i conti Lodrone, Giorgio e Pietro, che il 14 dicembre 1449 si
videro assegnati beni anche a Cimbergo (e al suo importante castello) e a Cevo. I Lodrone erano una famiglia
antica che aveva vasti possedimenti anche in altre valli Bresciane e che aveva avuto un compito importante nelle
guerre tra Milano e Venezia, sostenendo quest'ultima e ricevendo, dopo la pace di Lodi, vasti benefici e proprietà
in cambio della propria fedeltà al Leone di San Marco. Solo dal 1600 la crescita costante dell'abitato di Cedegolo
divenne consistente, facilitata anche da una nuova strada che toccava il fondovalle e collegava direttamente la
media e la bassa Valle Camonica, tanto da superare ben presto la stessa Grevo che, per questo, aveva perso la sua
caratteristica principale di posizione strategica e di controllo sull'antica via. Questo accadde anche (e
specialmente) quando a fondo valle, per la presenza consistente di corsi d'acqua di notevole portata, necessari ad
azionare numerose fucine e alcuni mulini, vennero impiantate attività per la lavorazione del ferro e alcune
segherie. Questo periodo che fu particolarmente florido per l'economia locale, durò fino a tutto il 1700, poiché la
Serenissima Repubblica, aveva ordinato, alle fucine e forni fusori della Valle Camonica, molte lavorazioni
metalliche, sia nel campo militare (armi e armature) che civile (ferrarezze). Da Cedegolo passavano, e in alcuni
casi erano anche lavorati, grandi carichi di legname provenienti dalla vicina Val Saviore e destinati ai porti e ai
cantieri navali della Repubblica che richiedevano in continuazione nuove e più importanti forniture. Sembra
proprio, secondo una "bòta" (racconto tramandato a voce tra verità e leggenda), che il quel periodo nacque il
nome Cedegolo. Per una lunga diatriba sul diritto di passaggio da una sponda all'altra dell'Oglio da parte degli
abitanti del comune di Cevo, si erano accese pesanti e violente liti con quelli di Grevo che volevano mantenere il
loro diritto di far pagare un dazio. Venezia, con la sua politica di eliminazione dei dazi interni, fece intervenire il
"Capitanio di Valle Camonica", delegato di origine veneta che impose a quelli di Grevo di cedere il passaggio a
quelli di Cevo con il perentorio ordine in pura lingua veneziana: "el paso…sèdegolo !" (cedetegli il passo !). Da
allora il borgo che sorgeva attorno al conteso passaggio tra le due sponde prese il nome di Cedegolo. La
posizione dell'abitato nel fondo valle, tra le strette pareti rocciose che fanno da contorno al fiume Oglio, procurò
però grandi disastri poichè le acque del fiume, spesso in piena e non controllate o regimentate inondarono più
volte tutta la zona, con notevoli conseguenze distruttive: tra le alluvioni e inondazioni più disastrose vanno citate
quelle del 1757, del 1772 e del 1960. Malgrado Cedegolo fosse ormai divenuta la frazione più popolosa del
comune fino al 1927 il municipio e gli uffici amministrativi risiedevano ancora a Grevo. In quell'anno, durante il
regime fascista, applicando la legge sull'inglobamento di molti piccoli paesi in municipi più consistenti, vi fu a
Cedegolo la costruzione dell'edificio municipale dove venne anche trasferita l'amministrazione locale con
giurisdizione anche sui vecchi comuni di Novelle e Sellero e Berzo Demo. Nel 1947 questi paesi riottennero la loro
autonomia ma la sede amministrativa del locale comune rimase a Cedegolo. |