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Non molto lontano dall'attuale abitato, in località Moie, sono state rinvenute incisioni rupestri che gli esperti fanno risalire all'Età del Bronzo. Fu dunque punto di passaggio obbligato dalla Valle Camonica per la Val di
Scalve e per le antichissime miniere di minerale ferroso. Risalendo lungo la tortuosa Valle del Dezzo, dove
attualmente sono insediati gli abitati di Angolo e Mazzunno, questa zona fu sicuramente frequentata dai primi
abitanti della Valle Camonica: i Liguri, poi fu occupata prima dai Galli nel IV secolo a.C. e in seguito dagli
Etruschi che in questo sito lasciarono traccia della loro presenza dal III secolo a.C. Il primo insediamento
romano, già intorno al 16 a.Cr., anno di conquista della Valle Camonica, fu quasi certamente a Mazzunno dove
vennero erette, in difesa del passaggio per la Val di Scalve delle postazioni militari e delle opere difensive che
servivano anche come punti elevati da cui controllare forni e fucine locali. Sempre a Mazzunno, che per circa
settecento anni fu l'agglomerato di case e rimesse più importante all'imboccatura della valle, fu eretto, in epoca
medioevale, un Ospizio che era annoverato tra i più antichi di tutto l'arco alpino: il patrono da cui doveva essere
protetto e a cui il grande edificio era dedicato era uno dei santi più venerati in zona: S. Giacomo. Sempre in
epoca medioevale nella zona sono documentate delle proprietà dell'antico e ricchissimo monastero di Santa
Giulia di Brescia che in tutta la Valle Camonica ebbe grande influenza nei secoli IX e X. L'importanza del sito è
dimostrata dal fatto che all'inizio del secondo millennio venne edificato ad Angolo di un ospedale che fu dedicato
a San Lorenzo. Nel XII secolo, su un promontorio che si ergeva a lato della stretta vallata, la famiglia Federici
(ramo di Gorzone) fece erigere un castello da cui si dominava un lungo tratto del corso del Dezzo. L'edifico, di
chiara impronta militare fu certamente costruito a protezione (e controllo) delle importanti vie di transito che
risalivano verso la Valle di Scalve. Di questo castello sono stati recentemente ritrovati dei ruderi. I Federici
furono nominati signori di Angolo dal XII secolo. Questo secolo fu dominato in tutta la Valle Camonica da
frequenti e cruenti scontri tra bresciani e bergamaschi che rivendicavano il possesso di alcune roccaforti o
abitazioni fortificate che, erette in punti strategici, permettevano di controllare e facevano da guardia agli
importanti accessi alla Valle Camonica e alla Val di Scalve. La diocesi di Brescia intervenne più volte per
combattere le tendenze all'autonomia che avevano come protagonisti i ghibellini locali facenti capo ai vari rami
della famiglia Federici. Gli stessi Federici, alleati momentaneamente ad un'altra potente famiglia, quella dei
Ceveri, sconfissero nel 1288 a Pisogne, sulla sponda nord del lago d'Iseo, i guelfi locali. Ma le lotte non si
sedarono tanto che fu chiamato come arbitro e giudice Maffeo Visconti che nel 1291, con la scusa di mettere
fine alle sanguinose diatribe locali non fece altro che occupare militarmente la zona ed espandere il suo potere
personale e l'influenza di Milano sull'intera Valle Camonica. Questa soluzione (classica nel medio evo - chiamare
un giudice o un arbitro e trovarsi un signore-padrone) non fu certo gradita al vescovo di Brescia che avversò,
anche con le armi, questa dominazione milanese che lo privava delle terre valligiane. Nel 1301 i Federici scesero
di nuovo in armi contro il potente e astuto vescovo Berardo Maggi che comunque aveva già rafforzato (anche
militarmente) la sua presenza e la sua signoria in Valle Camonica e strinsero rapporti di parentela diretta con la
illustre e influente famiglia milanese degli Scaligeri, storici nemici dei guelfi di Brescia. Nel 1397, la storia
camuna, ricorda che fu siglata la famosa pace al Ponte della Madonna a Breno. Erano convenuti a sud di Breno
i delegati, i signori, gli amministratori dei comuni e i sindaci di gran parte della Valle Camonica, per porre fine
alle lunghe e sanguinose lotte tra le parti in contesa. Erano presenti, all'importante e solenne assise, anche tutti i
rappresentanti dei numerosi rami in cui si divideva la famiglia Federici e tra questi ne sono citati due
appartenenti ai signori di Angolo. La pace non durò a lungo, nei repentini cambiamenti di dominazione, dovuti
alle numerose, frequenti e incontrollate guerre e guerricciole, la signoria Viscontea si impossessò dell'intera
Valle Camonica e, per i servizi resi al nuovo signore, un Giacomo Federici (detto Macagno) ottenne, oltre a
cospicui e generosi riconoscimenti pecuniari, anche l'assegnazione di diritti tolti ad un'altra famiglia nobiliare:
gli Antonioli di Grevo. Un altro Federici: Comincino, forse tra tutti i rampolli della prolifica famiglia, il più abile
politicamente, ma anche il più spregiudicato (non guardò, nelle sue ingorde appropriazioni di terre e
possedimenti, a parenti, amici o nemici), fu noto per la sua disinvolta capacità di ingraziarsi i potenti signori
milanesi: Pandolfo Malatesta e Filippo Maria Visconti che lo nominarono signore di Angolo e ampliarono le sue
terre e i suoi poteri a discapito di altre famiglie e addirittura di altri rami della stessa famiglia Federici. Molte
terre furono incamerate nel feudo di Comincino e nei primi anni del 1400 la sua signoria, la sua ricchezza e le
sue amicizie lo ponevano tra gli uomini più potenti della Valle Camonica. Ma un'altra caratteristica, che rese
celebre Comincino, fu un quel mecenatismo che molti signorotti dell'epoca si sentivano quasi in dovere di
praticare. Studiosi attribuiscono proprio a Comincino il merito e la sensibilità (o la moda del tempo) di aver
chiamato Girardo di Spineto de Grechi a dipingere la parrocchiale di Angolo e la sua privata abitazione. Tra i
figli di Comincino va ricordato Zenone che, sacerdote, fu parroco di Berzo Inferiore, in Val Grigna, e che fece
dipingere la locale chiesa dai notissimi pittori Da Cemmo. Comincino Federici lasciò però la sua impronta anche
come furbo politico, schierandosi disinvoltamente con la Repubblica Veneta in una delle tante ricorrenti
vittoriose spedizioni di conquista della Serenissima, intuendo, con molta arguzia e lungimiranza, il tramonto dei
suoi potenti protettori milanesi: fu tra i primi Signori camuni a passare direttamente al servizio della Repubblica
di San Marco. Fu proprio seguendo il fortunato esempio di Comincino che nel 1441, numerose famiglie nobili
della Valle Camonica tra cui anche i Federici di Angolo, Erbanno e Gorzone si videro riconfermare dal Senato
veneto i propri privilegi e le vaste proprietà (malgrado la chiara appartenenza, fino a poco tempo prima, alla
fazione nemica simpatizzante del duca di Milano e dunque filo-Viscontea). Il 24 marzo 1433 Venezia riconobbe il
titolo di "difensore del territorio della Repubblica" al solito Comincino, che aveva, poco prima, sventato una
congiura ordita da alcuni nobili rivoltosi tra cui anche dei suoi consanguinei diretti. Gli vennero anche
riconosciuti e assegnati, per i danni subiti e i suoi servizi ben 1200 ducati, una cifra enorme per i tempi. Gli
vennero donati in feudo, per se e per i suoi eredi, i beni, per ben 3000 fiorini, del suo parente Cristoforo
"Mongino" dei Federici di Gorzone, che si era ribellato a Venezia. Il 26 settembre 1438 con la caduta del
Castello di Breno e la riconquista di gran parte della Valle Camonica da parte delle truppe milanesi, tutti i
Federici ripassarono velocemente di nuovo sotto le bandiere di Milano e riconobbero la signoria di Pietro
Visconti che ricevette subito il servile omaggio dei Federici di Angolo. Dopo l'ennesima riconquista veneziana,
dal 1441 al 1446, i Federici di Erbanno, Gorzone e Angolo, che erano ripassati immediatamente e senza
scrupoli, per l'ennesima volta, dalla parte dei vincitori di turno, governarono la Valle Camonica in nome della
Serenissima. Ma il tramonto della potente famiglia Federici risale comunque a quell'epoca poiché Pietro
Avogadro, delegato veneziano, seguendo le direttive del consiglio Dogale veneto, che voleva completa e sicura
sottomissione nelle terre appena strappate al ducato di Milano, li ridusse di rango e di importanza, li portò,
inserendoli nelle cariche pubbliche della Valle, alla totale obbedienza e al servizio della repubblica. Fu proprio in
quegli anni che si affermarono un poco ovunque in Valle Camonica le "Vicinie", organismi democratici e
popolari che si contrapponevano allo strapotere e alle angherie dei signorotti locali e sulle quali Venezia fece
leva per ridurre per sempre il potere feudale delle più potenti famiglie. Grande importanza sotto la dominazione
veneziana assunse la lavorazione dei metalli, tanto che Angolo, come altri paesi della Valle Camonica, era
rinomato ben al di fuori dagli stretti confini valligiani, per la fabbricazione di corazze, armature, gambaletti e
celate, rifornendo la Serenissima ma anche altri clienti. Un lento declino economico delle più importanti famiglie
di Angolo avvenne durante il periodo post-napoleonico poiché le forniture militari che l'esercito francese aveva
commissionato indussero alcuni imprenditori a compiere grossi investimenti di capitali e risorse che poi, alla
repentina caduta dell'Impero Francese, si rivelarono fallimentari. Anche Angolo ebbe le sue vittime il primo
dicembre del 1923 quando si ruppe, in alta Val di Scalve la diga del Gleno. L'enorme ondata di acqua, detriti e
fango fece 16 morti e grandi danni. Nel 1916 si deve alla segnalazione del dottor Giacomo Morosini, studioso di
idrologia terapeutica, e di suo fratello l'avvocato Stefano, la scoperta (o meglio: la parziale e locale
valorizzazione) della fonte delle acque termali di Angolo. I due fratelli furono i primi a studiarne e a renderne
note le proprietà curative e a comprovarne le indicazioni per cure mediche. Essi stessi effettuarono diverse
analisi raccogliendo prove e ricerche sulla specificità dell'acqua e caldeggiarono anche un progetto per una
passerella che collegasse la zona della fonte, allora un vasto spiazzo incolto con una polla d'acqua, direttamente
alla strada che saliva ad Angolo. Per una vera valorizzazione dell'acqua si deve però aspettare sino all'estate del
1952, quando l'avv. Giovanni Gheza durante una cerimonia a cui stava assistendo a Boario Terme fu informato,
quasi per caso, di questa fonte minerale non ancora conosciuta e sfruttata. Sul posto vi era solo un tubo di ferro
da cui usciva dell'acqua che in zona era ritenuta terapeutica e le cui doti erano quasi totalmente misconosciute
poiché unici parametri erano quelli che facevano riferimento gli studi effettuati all'inizio del secolo dai fratelli
Morosini. Pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, fu costituita la Società delle Acque Termali di
Angolo (A.T.A.) e le fonti furono pubblicizzate su scala regionale. Un altro importante passo in avanti per uno
sfruttamento turistico-termale su larga scala fu la successiva trasformazione del luogo in cui sgorgava l'acqua e
la incolta zona adiacente in un bel parco con attrezzature e servizi moderni ed efficienti. Seguì, qualche anno
dopo, la costruzione dello stabilimento per l'imbottigliamento della fonte San Silvestro e, dal 1978, della fonte
Nuova. Come molti altri centri della Valle Camonica a vocazione prevalentemente turistica, in questi ultimi
anni, Angolo ha avuto un notevole sviluppo urbanistico. Con la costruzione dell'Hotel delle Terme e dei vasti
parcheggi sono state affiancate al parco termale le strutture ricettive necessarie ad una stazione turistica
moderna.
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